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Visualizza Versione Completa : Paretone Gran Sasso, Diretta Alessandri, 26sett09



cristiano
28th September 2009, 13:11
I dubbi di poter riuscira a scalare uan qualsiasi via paretone a fine settembre erano alti, vuoi per il freddo, vuoi per le giornate corte, vuoi per le forti piogge cadute nei giorni scorsi e il vento da NNE previsto...ma Gabriele non si smuoveva dalla decisione e mi convinceva delle "ottime" condizioni meteo per sabato...io non ero convinto ma la voglia di fare e scalare di Gabriele era cosi' forte che mi sono lasciato convincere. Ok, appuntamento alle 5 del mattino a Cima Alta, 1630slm. Ci sono 8°, banchi di nuvole e nebbia corrono veloci ma il morale di Gabriele a Cluadio sono alti che partiamo spediti non curanti del vento e del freddo. In 2 ore esatte siamo sulla spianata dell'anticima a 2700slm, con raffiche e nebbia a sbuffi. Fa freddo e le mani si muovono lente e impacciate, più in basso abbiamo pure incontrato mucchi di grandine ghiacciata nei valloncelli. Ci gettiamo giù nello Jannetta e il sole ci scalda un pò...ma veniamo alle foto

cristiano
28th September 2009, 13:14
parte 2

cristiano
28th September 2009, 13:16
parte 3

cristiano
28th September 2009, 13:19
parte 4

cristiano
28th September 2009, 13:21
parte5

cristiano
28th September 2009, 13:23
parte6

cristiano
28th September 2009, 13:25
ultima foto il glacionevato...in basso alla base nevaio sono 2 persone...(cosi' si capiscono meglio le dimensioni nevaio)

MeteoPescara
28th September 2009, 13:50
Spettacolo abominevole!!!
quanto cacchio è ripido... dalle tue foto intuisco quelllo che, probabilmente, mai proverò in vita mia... precipizi assurdi.....

Bellissimo reportage, ed emozioni che trasudano da ogni foto!!!!!!

Burian-Rodan
28th September 2009, 14:27
Foto assurdissime !!! :eek e bellissime !!! :sisi :ave

sottozero
28th September 2009, 14:42
uuuhhooof ...ho fatta na bella sudata ha vedere queste foto... quelle che guardavano sotto fanno un brutto effetto...
complimenti a voi raga':clap:clap

Snowhell
28th September 2009, 14:46
:loff:loffwoooooooo:ok:ok:ok

Roberto330P4
28th September 2009, 15:01
Ottimo Cristiano, bella via la Diretta Alessandri.
L' ambiente è incredibile, si sta a poche centinaia di metri dalla "civiltà" (ferrata Ricci) eppure in pieno ambiente selvaggio. Ci si sente piccoli e vulnerabili, poi se arriva anche la scarica di sassi .... (cosa non infrequente anche senza piogge precedenti)
C' era ancora neve sotto al terzo pilastro, all' attacco della via?
Complimenti.

Arcadico
28th September 2009, 15:08
che te lo dico a fa...ora avrei timore a rimanere attaccato ad una corda....

Valeneve
28th September 2009, 15:10
grande cristiano!
report da brividi!

cristiano
28th September 2009, 15:36
Ottimo Cristiano, bella via la Diretta Alessandri.
L' ambiente è incredibile, si sta a poche centinaia di metri dalla "civiltà" (ferrata Ricci) eppure in pieno ambiente selvaggio. Ci si sente piccoli e vulnerabili, poi se arriva anche la scarica di sassi .... (cosa non infrequente anche senza piogge precedenti)
C' era ancora neve sotto al terzo pilastro, all' attacco della via?
Complimenti.
Grazie a tutti...
Caro Roberto a nord di Roma, il nevaio era ridotto a poco piu' di una decina di metri...
Riguardo alla scarica, direi più frana, c'era un geologo tra noi e discutevamo se si trattassero di alcuni metri cubi di roccia o addirittura una decina.
Cmq sia...l'ambiente è davvaro bello..e penso ancora di più andando sul 1° pilastro, vero?

MeteoPescara
28th September 2009, 15:43
"frana di crollo" è il termine geologico esatto

burian 1956
28th September 2009, 17:42
Ke grande coraggio ke avete:ok,foto stupende,situazione ancora buona per i nevai forse è anche ora ke incomincia scendere la prima neve.

pozzanevica'
28th September 2009, 17:42
Ragazzi,che forza!;queste foto mi hanno fatto venire i brividi per me che non si affacia dal balcone!COMPLIMENTI VIVISSIMI,CAZZAROLA(quando ce vo 'ce vo'!)woooooooowoooooooowoooooooo

Roberto330P4
28th September 2009, 18:56
Grazie a tutti...
Caro Roberto a nord di Roma, il nevaio era ridotto a poco piu' di una decina di metri...
Riguardo alla scarica, direi più frana, c'era un geologo tra noi e discutevamo se si trattassero di alcuni metri cubi di roccia o addirittura una decina.
Cmq sia...l'ambiente è davvaro bello..e penso ancora di più andando sul 1° pilastro, vero?
Chissà come era ad agosto, l' anno passato ci ha fatto penare per superarlo.
Nella mia esperienza i passaggi sotto il III° Pilastro, una volta si ed una no, sono caduti dei sassi o ha fatto una scarica. La frana (quella vecchia) sopra il diedrone di "Mephisto" è una era cava. Frane vere e proprie mi mancano, per fortuna :D Però l' ho visto in piena, sembrava la cascata delle Marmore e non esagero. Li abbiamo avuto davvero tanta paura.
Si, arrivare sotto il I° Pilastro, anzi, meglio, all' attacco della Cantalamessa-Tosti è davvero entrare nel pieno della dimensione Paretone.

Fabrizio Sulli
28th September 2009, 19:10
Cristiano, complimentissimi per le foto e il giro. Chissà che panorami da lassù nei momenti senza nebbia. Peccato per il calderone coperto..
Grazie di condividerle, ci stai facendo scoprire tutti gli angoli nascosti delle nostre montagne.
Parlavi di un nevaio sotto il terzo pilastro...com'è? è un perenne o semi-perenne? hai fatto foto?

Luix
28th September 2009, 19:40
Sarò impopolare ma questo lo devo dire: proprio non riesco a capire un particolare molto semplice:
ma se gli appassionati delle scalate sono tanto attaccati e appassionati alla natura... perchè allora vogliono avere maggiori possibilità di passare prima all'altro mondo?
Non bastano le probabilità che esistono già per trapassare :-K
Non ve ne abbiate a male, ma, purtroppo per chi ha tali passioni, è così.

Artico_Marittimo
28th September 2009, 20:05
Combà stai sempre più avanti!! foto spaziali...Gran Sasso ti amoooo!!!!!

Arcadico
28th September 2009, 20:17
Sarò impopolare ma questo lo devo dire: proprio non riesco a capire un particolare molto semplice:
ma se gli appassionati delle scalate sono tanto attaccati e appassionati alla natura... perchè allora vogliono avere maggiori possibilità di passare prima all'altro mondo?
Non bastano le probabilità che esistono già per trapassare :-K
Non ve ne abbiate a male, ma, purtroppo per chi ha tali passioni, è così.

quante volte attraversi la strada? bhe hai piu probabilità di rimanere sotto un tir sulel strisce pedonali che non cadere in vie alpinistiche :)

Claudiano
28th September 2009, 21:15
Sarò impopolare ma questo lo devo dire: proprio non riesco a capire un particolare molto semplice:
ma se gli appassionati delle scalate sono tanto attaccati e appassionati alla natura... perchè allora vogliono avere maggiori possibilità di passare prima all'altro mondo?
Non bastano le probabilità che esistono già per trapassare :-K
Non ve ne abbiate a male, ma, purtroppo per chi ha tali passioni, è così.

Discorso assolutamente senza senso ;)

ps: memento audere semper :loff

MeteoPescara
28th September 2009, 21:18
Sarò impopolare ma questo lo devo dire: proprio non riesco a capire un particolare molto semplice:
ma se gli appassionati delle scalate sono tanto attaccati e appassionati alla natura... perchè allora vogliono avere maggiori possibilità di passare prima all'altro mondo?
Non bastano le probabilità che esistono già per trapassare :-K
Non ve ne abbiate a male, ma, purtroppo per chi ha tali passioni, è così.

non apriamo questa discussione, o per lo meno non qua...

Questa discussione non lo meriterebbe ;)

vai cristià, continua così a deliziarci e a onorarci di questi racconti e reportages strepitosi!|

Roberto330P4
28th September 2009, 21:56
Fare alpinismo è un' attività che va oltre il piacere della natura o lo sport, è un' attività che ti fa sentire vivo, che ti da il metro preciso di chi sei, di cosa puoi fare. Sei tu è la parete, la montagna, senza "certificazioni", compromessi, false sicurezze.
In parete capisci che sei vulnerabile, che puoi farti male se sbagli e la tua attenzione diventa quasi un' applicazione della folosofia zen, dove le tue azioni devono essere precise, elaborate, affinate, mai improvvisate.
In auto, per le normali strade, rischi la vita ad ogni incrocio e chissà quante volte la fatalità ti permette di scamparla per un attimo. Magari l' autobus era in ritardo mentre eri scivolato dalla tua moto, oppure arriva puntuale e ti manda al creatore. In un caso o nell' altro spesso non ce ne accorgiamo. In parete ogni momento capisci che sei vulnerabile, che un errore è teoricamente fatale. Questo ti fa sentire più vivo, ti fa capire cosa significa "esserci", vivere fino in fondo.
Ammetto, questa sensazione può portare alla "perdizione", alla quasi dipendenza da questa emozione: sentirsi vivi.
Nella vita di tutti i giorni senti che manca qualcosa, che l' emozione di vivere sul serio ha bisogno di un' altra dose di verticalità. E torni in montagna, scali cercando di trovare quello che ti manca tutti i giorni: il gusto della vita.
Insomma, per me l' alpinismo è "vivere forte", è mettersi in gioco, fare un' attività che va oltre lo sport, che ti da la sensazione di essere speciale, anche se so che speciale non sono.

sottozero
28th September 2009, 22:00
Fare alpinismo è un' attività che va oltre il piacere della natura o lo sport, è un' attività che ti fa sentire vivo, che ti da il metro preciso di chi sei, di cosa puoi fare. Sei tu è la parete, la montagna, senza "certificazioni", compromessi, false sicurezze.
In parete capisci che sei vulnerabile, che puoi farti male se sbagli e la tua attenzione diventa quasi un' applicazione della folosofia zen, dove le tue azioni devono essere precise, elaborate, affinate, mai improvvisate.
In auto, per le normali strade, rischi la vita ad ogni incrocio e chissà quante volte la fatalità ti permette di scamparla per un attimo. Magari l' autobus era in ritardo mentre eri scivolato dalla tua moto, oppure arriva puntuale e ti manda al creatore. In un caso o nell' altro spesso non ce ne accorgiamo. In parete ogni momento capisci che sei vulnerabile, che un errore è teoricamente fatale. Questo ti fa sentire più vivo, ti fa capire cosa significa "esserci", vivere fino in fondo.
Ammetto, questa sensazione può portare alla "perdizione", alla quasi dipendenza da questa emozione: sentirsi vivi.
Nella vita di tutti i giorni senti che manca qualcosa, che l' emozione di vivere sul serio ha bisogno di un' altra dose di verticalità. E torni in montagna, scali cercando di trovare quello che ti manca tutti i giorni: il gusto della vita.
Insomma, per me l' alpinismo è "vivere forte", è mettersi in gioco, fare un' attività che va oltre lo sport, che ti da la sensazione di essere speciale, anche se so che speciale non sono.

anche se non faccio alpinismo posso capire ....Robe' quoto ogni tua parola

Antonio_da_Giulianova
28th September 2009, 22:48
Spettacolo totale, è la prima volta che vedevo il paretone così da vicino e la sua grandiosità è emozionante.
Io alcune foto della zona già franata, era una mia impressione o anche altri pezzi enormi di roccia sono gravemente lesionati e quindi prossimi al distacco?:-K

Sergione
28th September 2009, 22:51
i francesi dicono Chapeau......foto da brividi!

grazzie per farmi vivere emozioni rare......

Claudiano
29th September 2009, 00:50
Fare alpinismo è un' attività che va oltre il piacere della natura o lo sport, è un' attività che ti fa sentire vivo, che ti da il metro preciso di chi sei, di cosa puoi fare. Sei tu è la parete, la montagna, senza "certificazioni", compromessi, false sicurezze.
In parete capisci che sei vulnerabile, che puoi farti male se sbagli e la tua attenzione diventa quasi un' applicazione della folosofia zen, dove le tue azioni devono essere precise, elaborate, affinate, mai improvvisate.
In auto, per le normali strade, rischi la vita ad ogni incrocio e chissà quante volte la fatalità ti permette di scamparla per un attimo. Magari l' autobus era in ritardo mentre eri scivolato dalla tua moto, oppure arriva puntuale e ti manda al creatore. In un caso o nell' altro spesso non ce ne accorgiamo. In parete ogni momento capisci che sei vulnerabile, che un errore è teoricamente fatale. Questo ti fa sentire più vivo, ti fa capire cosa significa "esserci", vivere fino in fondo.
Ammetto, questa sensazione può portare alla "perdizione", alla quasi dipendenza da questa emozione: sentirsi vivi.
Nella vita di tutti i giorni senti che manca qualcosa, che l' emozione di vivere sul serio ha bisogno di un' altra dose di verticalità. E torni in montagna, scali cercando di trovare quello che ti manca tutti i giorni: il gusto della vita.
Insomma, per me l' alpinismo è "vivere forte", è mettersi in gioco, fare un' attività che va oltre lo sport, che ti da la sensazione di essere speciale, anche se so che speciale non sono.

Queste sono lezioni di vita, tanto di cappello Roberto ;)

Roberto330P4
29th September 2009, 07:53
Spettacolo totale, è la prima volta che vedevo il paretone così da vicino e la sua grandiosità è emozionante.
Io alcune foto della zona già franata, era una mia impressione o anche altri pezzi enormi di roccia sono gravemente lesionati e quindi prossimi al distacco?:-K

:ioio

La frana ha interessato un pezzo di IV° Pilastro, la parte sottostante la fessura salita dalla via "Aquilotti 79". E' abbastanza evidente che la fessura era già una netta linea di discontinuità del pilastro, profonda e netta.
La "Guglia Bambù" (un pinnacolo accostato al pilastro) è proprio sopra ed ora sembra sospesa, con lo strapiombo della frana sotto.
In realtà la parte franata non sorreggeva nulla, la piogia ed il gelo, piano piano, hanno allargato la fessura della "Aquilotti" fino a far staccate l' enorme porzione di roccia.
Con questo non asserisco che non ci possono essere altri distacchi, il Paretone, come tutte le montagna, prima o poi "scenderà" a valle :viaaa ..... ma la "Guglia Bambù", credo (e spero) resterà ancora un bel po al suo posto :ok .

Roberto330P4
29th September 2009, 07:57
Queste sono lezioni di vita, tanto di cappello Roberto ;)

Troppo buono http://www.forum.planetmountain.com/phpBB2/images/smiles/icon_redface.gif

cristiano
29th September 2009, 09:02
Beh, ringrazio tutti e Roberto per il suo prezioso contributo, direi quasi un onore:ok

Luix
29th September 2009, 12:08
quante volte attraversi la strada? bhe hai piu probabilità di rimanere sotto un tir sulel strisce pedonali che non cadere in vie alpinistiche :)

Discorso un po' qualunquista (senza offesa!!!) che non mi convince affatto anche perchè se stai veramente attento senza distrazioni (del tipo girarsi per osservare una ragazza :)) non ti metterà nessuno sotto un tir (a meno che sia ubriaco il conducente).
Cìè da dire che le probabilità di incidente in una scalata in montagna sono notoriamente superiori, e non dipendono solo fa fattori relativi all'accortezza o bravura dello scalatore... ed è inutile che vi spieghi come.
Personalmente condanno anche l'uso di motociclette e motorino quasi allo stesso modo delle scalate per farvi capire che personalmente non ce l'ho con tale categoria. Ciò che poggia su 2 ruote è notoriamente labile (anche le biciclette in parte) e meno sicuro di un'automobile.

Comunque cari ragazzi, abbiate pure le vostre convinzioni, ma io dai miei 48 anni ne ho viste di tutti i colori e ormai conosco bene quali sono le nostri azioni quotidiane più pericolose per la nostra vita. Mandatemi pure a ..... , tanto io con questo discorso ho chiuso qui :ok

burian 1956
29th September 2009, 12:32
Purtroppo per essere un bravo escursionista prima e un alpininista dopo ci vuole tanta esperienza,passo fermo,coraggio e anke sapere i tuoi limiti quali sn;se no fai la fine di uno dei tanti escursionisti ke sn morti in questa estate sulle Alpi:ok

casmau
29th September 2009, 12:43
Discorso un po' qualunquista (senza offesa!!!) che non mi convince affatto anche perchè se stai veramente attento senza distrazioni (del tipo girarsi per osservare una ragazza :)) non ti metterà nessuno sotto un tir (a meno che sia ubriaco il conducente).
Cìè da dire che le probabilità di incidente in una scalata in montagna sono notoriamente superiori, e non dipendono solo fa fattori relativi all'accortezza o bravura dello scalatore... ed è inutile che vi spieghi come.
Personalmente condanno anche l'uso di motociclette e motorino quasi allo stesso modo delle scalate per farvi capire che personalmente non ce l'ho con tale categoria. Ciò che poggia su 2 ruote è notoriamente labile (anche le biciclette in parte) e meno sicuro di un'automobile.

Comunque cari ragazzi, abbiate pure le vostre convinzioni, ma io dai miei 48 anni ne ho viste di tutti i colori e ormai conosco bene quali sono le nostri azioni quotidiane più pericolose per la nostra vita. Mandatemi pure a ..... , tanto io con questo discorso ho chiuso qui :ok

aspetta un'attimo hai sollevato un'aspetto importante che l'alpinismo ha sempre sollevato. Perchè!!!! Roberto ci ha spiegato il suo modo di viversi la montagna, Cristiano lo fa spesso, tu non comprendi a fondo le loro motivazioni ed è leggittimo, ma non giudicare e condannare, perchè per poterlo fare dovresti almeno conoscere Roberto o quello che fa. Altrimenti tutti saremmo criticabili in modo superficiale, compresa la tua prudenza.

L'Alpinismo è una ricerca di libertà verticale.

Roberto330P4
29th September 2009, 13:18
L' alpinismo è un' attività in cui il "pericolo" lo senti e lo percepisci. Questa sensazione di "essere in gioco" è una delle motivazioni che ha spinto l' uomo ad andare avanti, non fermarsi su posizioni comode e sicure. E' dentro di noi sentirci messi alla prova. L' alpinista cerca questo in modo personale, senza far rischiare ad altri questa sua necessià.
Oltre a questo occorre distinguere due precisi livelli di alpinismo, quello di chi rischia davvero e quello di chi vuole solo sentirsi in gioco, rischiando in modo calcolato.
La maggior parte degli alpinisti scala per puro piacere e non apprezza rischiare davvero, quindi va su vie conosciute, al di sotto del proprio limite, in zone comode, con compagni affidabili... con minimi rischi oggetivi. Per questo pareti come le Spalle, le Fiamme di Pietra .... sono affollate.
Quando sei impegnato nella scalata e senti che "sei in gioco", capisci che un errore può essere fatale, tutti i sensi sono allertati e non muovi un muscolo se non hai la certezza che è il movimento giusto, l' eventualità di un incidente è più remota che la possibilità di cadere in gabinetto e sbattere sul water. Restano i rischi oggettivi, ma appunto per questo la maggior parte degli alpinsti scala su pareti "sicure". Solo una minoranmza di "intrepidi" si avventura su pareti come il Paretone.
Gli incidenti poi capitano quasi sempre su tratti facili o in discesa, al ritorno dopo la salita, appunto quando l' allerta di sentirsi in gioco è minore.
Per strada invece non percepisci il vero rischio se non quando, spesso troppo tardi, inchiodi i freni e sbatti. Viaggiamo tutti i giorni con la morte a fianco e spesso capita di assistere a soccorsi, feriti, autoambulaze. Lungo le nostre strade troviamo lapidi, fiori.
Insomma, chi fa alpinismo lo sa che rischia e cerca di evitare incidenti con tutte le manovre, attrezzature e esperienza a disposizione, mentre in auto rischiamo senza sapere di farlo.
In ultimo, ho 55 anni e di cose ne ho viste anche io molte, ho perso amici in parete e sulla strada asfaltata, quando vado a scalare metterò a repentaglio la mia vita ma la vivo fino in fondo.

Antonio_da_Giulianova
29th September 2009, 14:31
:ioio

la frana ha interessato un pezzo di iv° pilastro, la parte sottostante la fessura salita dalla via "aquilotti 79". E' abbastanza evidente che la fessura era già una netta linea di discontinuità del pilastro, profonda e netta.
La "guglia bambù" (un pinnacolo accostato al pilastro) è proprio sopra ed ora sembra sospesa, con lo strapiombo della frana sotto.
In realtà la parte franata non sorreggeva nulla, la piogia ed il gelo, piano piano, hanno allargato la fessura della "aquilotti" fino a far staccate l' enorme porzione di roccia.
Con questo non asserisco che non ci possono essere altri distacchi, il paretone, come tutte le montagna, prima o poi "scenderà" a valle :viaaa ..... Ma la "guglia bambù", credo (e spero) resterà ancora un bel po al suo posto :ok .
grazie per la spiegazione!

Burian-Rodan
29th September 2009, 14:50
L' alpinismo è un' attività in cui il "pericolo" lo senti e lo percepisci. Questa sensazione di "essere in gioco" è una delle motivazioni che ha spinto l' uomo ad andare avanti, non fermarsi su posizioni comode e sicure. E' dentro di noi sentirci messi alla prova. L' alpinista cerca questo in modo personale, senza far rischiare ad altri questa sua necessià.
Oltre a questo occorre distinguere due precisi livelli di alpinismo, quello di chi rischia davvero e quello di chi vuole solo sentirsi in gioco, rischiando in modo calcolato.
La maggior parte degli alpinisti scala per puro piacere e non apprezza rischiare davvero, quindi va su vie conosciute, al di sotto del proprio limite, in zone comode, con compagni affidabili... con minimi rischi oggetivi. Per questo pareti come le Spalle, le Fiamme di Pietra .... sono affollate.
Quando sei impegnato nella scalata e senti che "sei in gioco", capisci che un errore può essere fatale, tutti i sensi sono allertati e non muovi un muscolo se non hai la certezza che è il movimento giusto, l' eventualità di un incidente è più remota che la possibilità di cadere in gabinetto e sbattere sul water. Restano i rischi oggettivi, ma appunto per questo la maggior parte degli alpinsti scala su pareti "sicure". Solo una minoranmza di "intrepidi" si avventura su pareti come il Paretone.
Gli incidenti poi capitano quasi sempre su tratti facili o in discesa, al ritorno dopo la salita, appunto quando l' allerta di sentirsi in gioco è minore.
Per strada invece non percepisci il vero rischio se non quando, spesso troppo tardi, inchiodi i freni e sbatti. Viaggiamo tutti i giorni con la morte a fianco e spesso capita di assistere a soccorsi, feriti, autoambulaze. Lungo le nostre strade troviamo lapidi, fiori.
Insomma, chi fa alpinismo lo sa che rischia e cerca di evitare incidenti con tutte le manovre, attrezzature e esperienza a disposizione, mentre in auto rischiamo senza sapere di farlo.
In ultimo, ho 55 anni e di cose ne ho viste anche io molte, ho perso amici in parete e sulla strada asfaltata, quando vado a scalare metterò a repentaglio la mia vita ma la vivo fino in fondo.

Che considerazioni agghiaccianti ma vere.... :)
:sisi :sisi
Profonde....

MeteoPescara
29th September 2009, 14:52
L' alpinismo è un' attività in cui il "pericolo" lo senti e lo percepisci. Questa sensazione di "essere in gioco" è una delle motivazioni che ha spinto l' uomo ad andare avanti, non fermarsi su posizioni comode e sicure. E' dentro di noi sentirci messi alla prova. L' alpinista cerca questo in modo personale, senza far rischiare ad altri questa sua necessià.
Oltre a questo occorre distinguere due precisi livelli di alpinismo, quello di chi rischia davvero e quello di chi vuole solo sentirsi in gioco, rischiando in modo calcolato.
La maggior parte degli alpinisti scala per puro piacere e non apprezza rischiare davvero, quindi va su vie conosciute, al di sotto del proprio limite, in zone comode, con compagni affidabili... con minimi rischi oggetivi. Per questo pareti come le Spalle, le Fiamme di Pietra .... sono affollate.
Quando sei impegnato nella scalata e senti che "sei in gioco", capisci che un errore può essere fatale, tutti i sensi sono allertati e non muovi un muscolo se non hai la certezza che è il movimento giusto, l' eventualità di un incidente è più remota che la possibilità di cadere in gabinetto e sbattere sul water. Restano i rischi oggettivi, ma appunto per questo la maggior parte degli alpinsti scala su pareti "sicure". Solo una minoranmza di "intrepidi" si avventura su pareti come il Paretone.
Gli incidenti poi capitano quasi sempre su tratti facili o in discesa, al ritorno dopo la salita, appunto quando l' allerta di sentirsi in gioco è minore.
Per strada invece non percepisci il vero rischio se non quando, spesso troppo tardi, inchiodi i freni e sbatti. Viaggiamo tutti i giorni con la morte a fianco e spesso capita di assistere a soccorsi, feriti, autoambulaze. Lungo le nostre strade troviamo lapidi, fiori.
Insomma, chi fa alpinismo lo sa che rischia e cerca di evitare incidenti con tutte le manovre, attrezzature e esperienza a disposizione, mentre in auto rischiamo senza sapere di farlo.
In ultimo, ho 55 anni e di cose ne ho viste anche io molte, ho perso amici in parete e sulla strada asfaltata, quando vado a scalare metterò a repentaglio la mia vita ma la vivo fino in fondo.
ti quoto volentieri ;)

Arcadico
29th September 2009, 14:56
e a ne non rimane che riquotarti

Luix
29th September 2009, 16:19
(...)ma non giudicare e condannare(..)

Rispondo solo perchè mi si attribuisce ciò che non ho fatto o detto.
Ho solo parlato di probabilità... senza giudicare (e tanto meno condannare) nessuno;
(nel primo post ho scritto questo: "proprio non riesco a capire un particolare molto semplice:
ma se gli appassionati delle scalate sono tanto attaccati e appassionati alla natura... perchè allora vogliono avere maggiori possibilità di passare prima all'altro mondo?
Non bastano le probabilità che esistono già per trapassare :-K
Non ve ne abbiate a male, ma, purtroppo per chi ha tali passioni, è così.").
Semmai ho constatato, e non giudicato, e la differenza c'è (stiamo molto attenti ad analizzare le parole!)... se avessi aggiunto che sono dei pazzi irresponsabili, allora si.
Dopotutto gli scalatori sono tutti maggiorenni e consapevoli a quali rischi vanno incontro.
Francamente mi interessa sino ad un certo punto pensare (o, peggio, preoccuparmi) a quelle persone che vogliono affrontare in maniera determinata (e lucida) certi tipi di pericoli solo per hobby (e non per lavoro), o per passione. Penso piuttosto (e me ne preoccupo senza purtroppo poterci farci nulla) a chi va incontro quotidiamente a pericoli di vita per cause altrui... e per cortesia non mi venite a dire che è un altro discorso e che non c'entra nulla.
E con questo ho veramente concluso.

PS: Oltretutto nessuno ha risposto alla mia domanda principale: riformulata in un'altra maniera: "se sei così attaccato alla natura e quindi alla vita, perchè vuoi ancor più rischiare di perderla sfidando (in un certo senso) pericoli anche mortali?"

casmau
29th September 2009, 17:38
Rispondo solo perchè mi si attribuisce ciò che non ho fatto o detto.
Ho solo parlato di probabilità... senza giudicare (e tanto meno condannare) nessuno;
(nel primo post ho scritto questo: "proprio non riesco a capire un particolare molto semplice:
ma se gli appassionati delle scalate sono tanto attaccati e appassionati alla natura... perchè allora vogliono avere maggiori possibilità di passare prima all'altro mondo?
Non bastano le probabilità che esistono già per trapassare :-K
Non ve ne abbiate a male, ma, purtroppo per chi ha tali passioni, è così.").
Semmai ho constatato, e non giudicato, e la differenza c'è (stiamo molto attenti ad analizzare le parole!)... se avessi aggiunto che sono dei pazzi irresponsabili, allora si.
Dopotutto gli scalatori sono tutti maggiorenni e consapevoli a quali rischi vanno incontro.
Francamente mi interessa sino ad un certo punto pensare (o, peggio, preoccuparmi) a quelle persone che vogliono affrontare in maniera determinata (e lucida) certi tipi di pericoli solo per hobby (e non per lavoro), o per passione. Penso piuttosto (e me ne preoccupo senza purtroppo poterci farci nulla) a chi va incontro quotidiamente a pericoli di vita per cause altrui... e per cortesia non mi venite a dire che è un altro discorso e che non c'entra nulla.
E con questo ho veramente concluso.

PS: Oltretutto nessuno ha risposto alla mia domanda principale: riformulata in un'altra maniera: "se sei così attaccato alla natura e quindi alla vita, perchè vuoi ancor più rischiare di perderla sfidando (in un certo senso) pericoli anche mortali?"

ma il mio non era un'intervento polemico, invitavo tutti a cercare di capire meglio cosa può spingere ad affrontare certe avventure, abbiamo la possibilità di farlo attraverso i racconti di Cristiano o anche di altri che fanno cose meno impegnative ma pur sempre in un'ambiente come quello naturale, dove una semplice caduta può trasformarsi in tragedia.

Perchè chiudi sempre un confronto civile come questo?

alla tua domanda risponderei così: perchè la morte fa parte della vita

Roberto330P4
29th September 2009, 19:54
...
PS: Oltretutto nessuno ha risposto alla mia domanda principale: riformulata in un'altra maniera: "se sei così attaccato alla natura e quindi alla vita, perchè vuoi ancor più rischiare di perderla sfidando (in un certo senso) pericoli anche mortali?"
Mi sembrava di aver risposto, si vede che non sono stato chiaro.



L' alpinismo è un' attività in cui il "pericolo" lo senti e lo percepisci. Questa sensazione di "essere in gioco" è una delle motivazioni che ha spinto l' uomo ad andare avanti, non fermarsi su posizioni comode e sicure. E' dentro di noi sentirci messi alla prova. L' alpinista cerca questo in modo personale, senza far rischiare ad altri questa sua necessià.



In un modo o in un altro tutti noi abbiamo questa necessità, a meno di non essere un pochino accidiosi. L' alpinismo è una delle tante discipline che permettono di mettersi alla prova. C' è chi traversa su funi, chi fa paracadutismo, chi pilota auto da corsa, chi moto .... Ci sono una moltitudine di attività che fanno percepire il rischio e il "gioco" è evitare di farsi male.
L' alpinismo è questo e di più, anche perché svolto in un ambiente bello come la montagna.


Oltre a questo occorre distinguere due precisi livelli di alpinismo, quello di chi rischia davvero e quello di chi vuole solo sentirsi in gioco, rischiando in modo calcolato.
La maggior parte degli alpinisti scala per puro piacere e non apprezza rischiare davvero, quindi va su vie conosciute, al di sotto del proprio limite, in zone comode, con compagni affidabili... con minimi rischi oggetivi. Per questo pareti come le Spalle, le Fiamme di Pietra .... sono affollate.


Poi c' è da considrare che quasi sempre il rischio è solo apparenza, lo percepisci concreto, ma in realtà non è così immediato. Sono scelteche si fanno.

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Forse è un bisogno atavico. La nostra società vive nei confort, nelle "certificazioni", nell' apparente sicurezza ("sicurezza" è la parola magica dei politici). Ci vacciniamo per non rischiare neppure il raffreddore.
Questa "apparente" sicurezza (sottolineo apparente) non fa parte del nostro codice genetico, ancora abituato ai rischi della vita dei nostri antenati. La vita diventa rutine e lo sport (semplificando) può diventare un sistema per riscoprire questo nostro bisogno di rischio (calcolato). Hanno così successo i cosidetti "sport no-limits", dove ci si butta con gli elastici legati ai piedi o si traversa sul baratro sospesi su una fune. Sono mode, la gente apprezza queste emozioni, ormai perse nella vita di tutti i giorni. Mode che passano, un po forzate dai media, spesso abbastanza sciocche.
L' alpinismo non è una moda, da queste emozioni in modo semplice: scalando le montagne.

cliffhanger006
29th September 2009, 22:49
Cristiano, sei cosi immenso che non so dire altro...complimentissimi a te e a tutti coloro che erano con te!!!!
GRANDI!!!!!!!!

cristiano
30th September 2009, 09:03
Stavolta quoto pure io, non ho mai affrontato l'argomento suddetto in questo forum, ma quello che dice Roberto è esattamente quello che penso pure io.
Sto in parete e spesso mi chiedo cosa faccio li, sto a casa e sogno le pareti...la montagna mi aumenta la gioia di vivere, mi fa apprezzare la "normalità" della vita, quando torno da una montagna guardo con occhi mai stanchi moglie e figlio, facendomi apprezzare quelle piccole cose che si "perdono" nella routine quotidiana.
Concordo con Roberto anche il discorso fatto sui quei "presunti" sport estremi dove di estremo c'è rimasta solo la parola, il resto è tutto certificato a norma UNI e CEI. In montagna sempre più spesso difficile=estremo, un pò come se chi riesce a saltare oltre gli 8mt nel salto in lungo facesse uno sport più estremo di chi salta solo 4mt ma tra due crepacci profondi nel ghiacciao Helio-Patagonico...Evidentemente non è così, e la gioia di vivere, la sensazione di essere vivi (come ha ben spiegato Roberto) io lo vivo sul Paretone, non sulle "spalle" del Corno Piccolo. Fra un anno mi ricorderò della Diretta Alessandri, ma non di altre vie magari più difficili, fatte in altre pareti.
Ad esempio le difficoltà "tecniche" incontrate sulla Diretta Alessandri non sono che un "banale" V+, ovvero quello che un qualsiasi arrampicatore fa in falesia il primo giorno di arrampicata, come qualsiasi saltatore improvvisato è capace di saltare 4 metri in una qualiasi pista d'atletica. Evidentemente non è cosi', ci sono piste e piste, come ambienti e ambienti, rocce e rocce e via di seguito. Ogni volta che torno al Paretone le sensazioni sono più vere, piu' profonde, più intime e non perchè mi piace rischiare la vita, ma proprio perchè li, in quell'ambiente la apprezzo di più.:sisi

Mi sembrava di aver risposto, si vede che non sono stato chiaro.



In un modo o in un altro tutti noi abbiamo questa necessità, a meno di non essere un pochino accidiosi. L' alpinismo è una delle tante discipline che permettono di mettersi alla prova. C' è chi traversa su funi, chi fa paracadutismo, chi pilota auto da corsa, chi moto .... Ci sono una moltitudine di attività che fanno percepire il rischio e il "gioco" è evitare di farsi male.
L' alpinismo è questo e di più, anche perché svolto in un ambiente bello come la montagna.



Poi c' è da considrare che quasi sempre il rischio è solo apparenza, lo percepisci concreto, ma in realtà non è così immediato. Sono scelteche si fanno.

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Forse è un bisogno atavico. La nostra società vive nei confort, nelle "certificazioni", nell' apparente sicurezza ("sicurezza" è la parola magica dei politici). Ci vacciniamo per non rischiare neppure il raffreddore.
Questa "apparente" sicurezza (sottolineo apparente) non fa parte del nostro codice genetico, ancora abituato ai rischi della vita dei nostri antenati. La vita diventa rutine e lo sport (semplificando) può diventare un sistema per riscoprire questo nostro bisogno di rischio (calcolato). Hanno così successo i cosidetti "sport no-limits", dove ci si butta con gli elastici legati ai piedi o si traversa sul baratro sospesi su una fune. Sono mode, la gente apprezza queste emozioni, ormai perse nella vita di tutti i giorni. Mode che passano, un po forzate dai media, spesso abbastanza sciocche.
L' alpinismo non è una moda, da queste emozioni in modo semplice: scalando le montagne.

giampiero
30th September 2009, 23:45
La discussione è davvero complessa e non vorrei aggiungere niente perchè l'emozione che mi hanno fatto provare queste foto è stata sorprendente.
Però, devo dire che altrettanta emozione me l'ha data la frase di Cas dove conclude dicendo: "la morte fa parte della vita".
Vero